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Alegre-amianto[Dopo aver letto Amianto, una storia operaia l’antropologo Raúl Zecca Castel, autore di Come schiavi in libertà (ed. Arcoiris, 2015) mi ha inviato una sua lettura antropologica del libro. Non si tratta tecnicamente di una recensione, ma sono righe molto interessanti che in forma breve esplorano una dimensione di etnografia partecipata che era parte del mio progetto e che forse solo adesso viene messa in evidenza]. A.P.

Su Amianto
di Raúl Zecca Castel
Amianto è un libro urgente. Si legge tutto d’un fiato o non si legge affatto.
È una pietra rotolante, piena di spigoli, che si fa valanga, una pagina dopo l’altra. Sono parole taglienti come fibre d’asbasto, che feriscono l’anima, prima fra tutte quella di chi scrive, e ne sgorga un veleno dolce, eccitante. Ma chi scrive non è l’autore, niente di più lontano. È Alberto, figlio di Renato, un semplice lavoratore, un operaio morto, un morto ammazzato, a colpi d’amianto.
Per questo, Amianto, è un’auto-bio-etnografia di famiglia, un oggetto letterario ibrido, narrativa scientifica, diario di bordo, inchiesta giornalistica, esercizio terapeutico di catarsi non solo individuale. Alberto è un inconsapevole antropologo di sé stesso, della sua genealogia. Non ha bisogno di calarsi nella realtà che descrive alla ricerca del presunto punto di vista dei nativi come vorrebbe la migliore tradizione malinowskiana. Lui ci è nato in quella realtà, in quel campo d’indagine lastricato di metalli pesanti e costellato di fabbriche; è a tutti gli effetti un nativo, la sua osservazione è irrimediabilmente partecipante. In ciò sta l’enorme valore di Amianto: essere una testimonianza diretta, da dentro, da quel mondo grigio e tossico, e allo stesso tempo essere il racconto di un sopravvissuto, di un’ennesima potenziale vittima mancata, perché Alberto ora scrive, si dedica al lavoro culturale, il lavoro della memoria, e può farlo solo nella distanza, liberato dall’apnea che quel mondo gli imponeva, perché il sapere sa l’essere che non è, e non occorre scomodare la semiotica di Peirce per capirlo. E tuttavia la distanza, lo scrivere, il lavoro intellettuale, comporta e trascina con sé quel senso di colpa che le pagine di Amianto in qualche modo cercano di razionalizzare, metabolizzare, digerire, significare, possibilmente risolvere. Alberto può scrivere perché Renato ha sacrificato la sua vita per lui. Di qui l’esperimento catartico. Ma la questione non è a due. Freud non ha nulla da dire qui. Il conflitto non è familiare, non riguarda un figlio e un padre o Edipo. Riguarda padroni e operai, capitale e lavoro. Riguarda il potere, le classi sociali, la vita e la morte. Avrebbero invece molto da dire Deleuze e Guattari, con la loro schizoanalisi antiedipica, invitando a desiderare prima la denuncia dell’esistente e poi la rivolta, perché questo fa Alberto quando scrive di Renato, che è simbolo ed esempio generazionale della classe operaia più umile, lavoratrice e sconfitta. Renato è tanti, moltitudine, nome di tutte le vittime anonime dell’ennesima strage impunita. Vite che valgono poco per chi conta; gente che a stento sa contare fino a settanta, gli euro che allunga di malavoglia nelle pensioni di reversibilità.
Amianto è un cavallo imbizzarrito. Nessuna carezza sul muso lo può ammansire.

di Alberto Prunetti

tessera iplomQuando il mi babbo mi diceva “te l’avevo detto”, mi stava sulle scatole. Però a volte aveva ragione. Sulla IPLOM di Busalla, sugli incidenti di quella raffineria che dalla costa attrae petrolio, lo raffina e lo spedisce alle industrie della Val Padana, sugli sversamenti di idrocarburi che lui conosceva bene… ce l’aveva detto. E mi sta sulle scatole sentirlo e sentirmi una sorta di Cassandra, ma la verità era sotto gli occhi di tutti, dalla Valle Scrivia alla creuza nei pressi di Genova. Basta un po’ di whitewashing aziendale a nascondere la verità? Chissà. Intanto consiglio la lettura di un paio di pagine di Amianto dove si parla della Iplom, dove Renato, mio padre, ha lavorato sette anni, tra un disastro industriale e un incidente, prima che le cellule dei suoi polmoni impazzissero. Quando ci passate accanto alla Iplom, sull’autostrada che porta a Milano, fate un piccolo esercizio yoga che si chiama pranayama. Ovvero respirate. A quel punto potrete capire Amianto, una storia operaia alla perfezione. Fino a entrare nei polmoni del protagonista, che quell’aria l’ha respirata sette anni. O nei polmoni di chi vive accanto alla raffineria, che la respira tutti i giorni.

“Busalla è un piccolo paese in una vallata dell’Appennino ligure. Una corona di casette circondate dal verde dei boschi, tagliati dall’autostrada che da Genova sale fino a Milano. Ci vivono circa seimilacinquecento persone. Ma non sembra un paese, soprattutto passando dalla ferrovia o dall’autostrada Milano-Genova, di notte, quando decine di migliaia di tubi al neon creano un’allucinazione inquietante: un drago sbuffante di tubi e raccordi, un groviglio di cisterne, ciminiere e torrette, chilometri di tubature che sommergono Busalla e occupano la stretta valle Scrivia. La raffineria è dentro la valle, dentro la città e la gente vive prigioniera del drago. A poche decine di metri dalle abitazioni dei busallesi si lavorano gasoli, bitumi e oli combustibili e si realizza chimicamente la desolforazione dell’idrogeno.
Se poi una scintilla raggiunge una cisterna di gasolio e l’impianto si incendia, sembra sciogliersi anche l’asfalto per le strade di Busalla. Ma loro, i busallesi, sono costretti a vivere con il drago, come i tarantini, come i piombinesi: sono stretti nella morsa della fabbrica sia fisicamente, sia psicologicamente, perché lo stabilimento dà il ricatto del pane e pretende il diritto di inquinare. I sindacati del posto non sono descritti come particolarmente battaglieri – Renato lasciò per un anno le sue buste paga a un delegato busallese per avviare la prima volta la pratica Inps per i cosiddetti ‘benefici’ dei lavoratori esposti all’amianto: dovette andare a riprendersele dopo un anno senza che il tipo le avesse nemmeno tolte da un cassetto – mentre i proprietari mantengono le paghe un po’ più alte e fanno qualche investimento educativo per migliorare l’immagine aziendale.
Azienda che oltre a fatturare milioni di euro all’anno – da spartire tra la Finoil, la svizzera Energy Management e altre società statunitensi che rimandano alla francese Société Générale – alla gente del posto lascia qualcosa con cui campare e tanto inquinamento e malattie, come sostengono le associazioni locali che ne chiedono il trasferimento.

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PCSP BresciaTre incontri in rapido avvicinamento tra Brescia e Bergamo. Il 16 marzo, presento PCSP (Piccola Controstoria Popolare) presso il Barrio Campagnola a Bergamo alle ore 21 (v. F. Dell’Orto 20). Il 17 marzo, la mattina incontro gli studenti di un Istituto tecnico professionale di Brescia per parlare di Amianto, una storia operaia, mentre alle 20,30 presento di nuovo PCSP nella casa del popolo E. Natali in via Risorgimento 18, sempre a Brescia.

Giornate di ricorrenze, di impegni e di partenze.

 

pcsp-alegre-copertina In questi giorni abbiamo festeggiato i cinque anni della rivista Lavoro culturale: http://www.lavoroculturale.org/5-anni-di-lavoro-culturale/

 

Ricordo bene il lancio del seminario che fu uno dei primi atti dell’associazione culturale omonima. Nell’umida sala cinema della facoltà di Lettere di Siena io ragionai attorno al mio lavoro culturale di traduttore, mentre Wu Ming 1 tenne una memorabile conferenza su tempo, rivolta e utopia a partire da due opere di fantascienza:  http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=4353 (andatevi a cercare il podcast).

Su Carmilla poi ripubblicai il post del lavoro culturale, firmato da Francesco Zucconi: http://www.carmillaonline.com/2011/01/29/il-lavoro-culturale-ai-tempi-d/

 

4 pard PCSP

I 4 pard di PCSP per la matita di Dante Ossi

Venendo ai prossimi impegni, mi aspetta un impegnativo triplete: per ragioni che hanno a che vedere con bizzare sovrapposizioni, giovedì 4 febbraio a Bologna sarò presente in tre eventi.

_Alle 17,30 presso la Mediateca Gateway in via San Petronio Vecchio 33b farò un reading con brani di Amianto, una storia operaia e di PCSP:  https://www.facebook.com/events/598752956932441/

_Dalle 18,30 presso il BAR Dé Marchi in Piazza San Francesco, 4  PIUPRATEL e AFEVA Emilia Romagna organizzano un evento attorno al problema dell’amianto. Interverranno anche Andrea Caselli di Afeva e l’avvocato e scrittore Massimo Vaggi, mentre Il Teatro Subito leggerà brani del mio libro Amianto, una storia operaia. Anche se mi sarà impossibile fermarmi a lungo, farò anch’io un passaggio per una lettura e qualche anatema: https://www.facebook.com/events/225442451123362/

_Infine alle 21 presso la Libreria Modo in via Mascarella 24b ci sarà la presentazione di PCSP (Piccola Controstoria Popolare) col sottoscritto, Wu Ming 1, curatore della Collana Quinto Tipo di Alegre, Adriano Masci e Marco Mongelli di 404:file not found (altra rivista culturale che ha un percorso simile a quello del Lavoro culturale): https://www.facebook.com/events/828294553946290/

 

Infine un addio: è partito per il suo ultimo reportage Astrit Dakli, per anni corrispondente dall’Unione Sovietica del Manifesto. I suoi preziosi consigli mi furono utili in un viaggio in una delle Repubbliche dell’ex URSS.  http://ilmanifesto.info/e-morto-astrit-dakli/

Ciao, Astrit.

[La CGIL di Reggio Emilia ha organizzato una bella presentazione di Amianto per dopodomani, il 15 ottobre 2015. Ecco il comunicato stampa.] A.P.

 

COMUNICATO STAMPA di CGIL Reggio Emilia e AFEVA Emilia Romagna

AMIANTO. UNA STORIA OPERAIA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ALBERTO PRUNETTI.

PARTECIPA RAFFAELE GUARINIELLO

 

Quella che vogliamo raccontare è la storia di un uomo, un operaio che “respira zinco, piombo e buona parte della tavola degli elementi di Mendeleev, fino a quando una fibra d’amianto trova la strada verso il torace”. La storia di un singolo che si fa storia collettiva e che Alberto Prunetti racconta con gli occhi di un figlio, perché Renato, il protagonista del libro, è suo padre, ma insieme con la lucidità di chi riconosce in quell’esperienza il senso di un’ingiustizia più ampia , che travalica il direttamente conosciuto e attraverso la scrittura si ribella.

 

reggio emilia amianto2

 

Partiremo da qui, GIOVEDÌ 15 OTTOBRE, dalle ore 15:30, in Camera del Lavoro, in un incontro pubblico che vuole tenere alta l’attenzione di cittadini e istituzioni sul tema dell’amianto in un territorio dove le fibre minerali dell’asbesto hanno prodotto una ferita non ancora rimarginata.

 

Per farlo ci saranno, insieme ad Alberto Prunetti autore di “Amianto. Una storia operaia”, edizione Alegre, il Procuratore della Repubblica e PM nel processo Eternit che si sta svolgendo a Torino, Raffaele Guariniello; il coordinatore di AfeVA (Associazione Familiari e Vittime Amianto) di Casale Monferrato, territorio che ha pagato un prezzo altissimo, Bruno Pesce; un ex-operaio delle Officine Grandi Riparazioni di Bologna, che ha vissuto sulla propria pelle il dramma di lavorare con l’amianto, Salvatore Fais; il responsabile Salute e Sicurezza della Cgil di Reggio Emilia che potrà fare il punto sulla situazione nella nostra provincia, Ciro Maiocchi.

A coordinare il dibattito arriverà Giorgio Mottola, giornalista di Report, Rai3, e già autore di diverse inchieste giornalistiche sull’amianto nel nostro Paese.

 

Un insieme di ospiti quelli chiamati dalla Cgil di Reggio Emilia, insieme allo sportello AFeVA della Camera del Lavoro, che testimonia la volontà di indagare un fenomeno che è insieme vicenda umana e storia del lavoro, vicenda processuale in corso e storia di giustizia negata. Ed ancora storia del presente, davanti al pericolo che l’amianto ancora rappresenta nel lavoro e nel territorio. L’amianto in Italia è illegale dal 1992 eppure c’è chi continua ad importarlo e chi continua a lavorarci a contatto.  E’ ancora presente in molte costruzioni civili e si ragiona di  mappatura e di smaltimento, con non poche difficoltà, di quantità ingenti di materiale.

Parlare di amianto insomma è una cosa seria.

Sta per arrivare in libreria la ristampa, in edizione accresciuta, di Amianto, una storia operaia per i tipi di Alegre Edizioni.  Il libro, distribuito a partire dal 7 maggio, contiene un nuovo epilogo inedito e una postfazione con un dialogo a tre (“il triello”) sul libro, condotto da Wu Ming 1, assieme a Girolamo De Michele e al sottoscritto.

Invito i librai che hanno sui propri scaffali ancora la vecchia edizione di Amianto di fare la resa dell’edizione Agenzia x e di ordinare la nuova edizione Alegre. Il distributore di Alegre è PDE e il magazzino dell’editrice ha copie sufficienti per una vasta distribuzione, dal momento che la stampa del libro è tipografica e non digitale.

Questo è il link alla pagina ufficiale di Amianto, una storia operaia: http://ilmegafonoquotidiano.it/libri/amianto

 

Alegre-amianto

Una comunicazione importante: sto lavorando al nuovo epilogo della seconda edizione di Amianto, una storia operaia. Dopo un anno che il libro ha camminato con Agenzia X Edizioni, adesso farà altra strada con i tipi di Alegre Edizioni. Non sarà una semplice ristampa. La nuova edizione dovrebbe andare in libreria verso metà maggio. Sono grato a Agenzia x, che ha creduto in questo titolo in un momento in cui gli uffici marketing delle case editrici importanti “non davano segnali positivi” sulla storia di un operaio metalmeccanico morto per un tumore polmonare. La sfida della nuova editrice è quella di portare il libro – in tempi brevi – in contesti più larghi di quelli dei circuiti dei centri sociali: nelle scuole (dove già mi sto attivando per alcuni interventi negli istituti tecnici); nei comitati ambientalisti; nei dopolavoro di fabbrica; nelle università; nei gruppi di lettura. Ovunque. Il libro avrà alcune novità rilevanti. Ci sarà appunto un sostanzioso nuovo epilogo, in cui racconto alcune vicende di cui sono venuto a conoscenza dopo l’uscita della prima edizione. Inoltre l’edizione di Alegre conterrà un dialogo a tre sul libro – un triello – con Wu Ming 1 e Girolamo De Michele, in appendice.
Sui tempi, credo che la nuova edizione dovrebbe essere già a metà maggio in libreria. Prima di questa data le presentazioni saranno poche ma dopo l’uscita mi rimetterò on the road. Con la necessità però di portare avanti un nuovo progetto di scrittura, che al momento va un po’ al rallentatore per i lavori in corso su Amianto e per svariate consegne di traduzioni.

A.P.

PS: mi dicono da Alegre Edizioni che c’è la possibilità, con cento euro, di acquistare le dieci novità di Alegre Edizioni del 2014, tra cui appunto Amianto, una storia operaia e The Frontman, un dissacrante smontaggio del capitalismo filantropico di Bono degli U2, tradotto dal sottoscritto e da Wu Ming 1. In omaggio riceverete l’abbonamento annuale della rivista Letteraria (per cui sto curando un articolo sugli Hijos, i figli dei desaparecidos argentini, scritto a quattro mani con Bruno Arpaia). Purtroppo questa possibilità scade domani: http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/ultimi-giorni-labbonamento-10×10-2014

Con “Amianto, una storia operaia” mi è stato assegnato il premio “Scrittore toscano dell’anno 2013” .

Quest’intervista con Fulvio Paloscia è stata pubblicata su Repubblica e riporta a caldo alcune considerazioni sul premio e sul senso del mio lavoro di scrittura. Qui il link all’archivio di Repubblica:  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/12/01/prunetti-nel-nome-del-padre.html

<<È STATO concepito a Casale Monferrato, una delle città dove il nome Eternit fa ancora tremare. È nato a Piombino, accanto alle acciaierie. Ha trascorso l’ adolescenza a Follonica, con il fantasma dell’ Ilva sempre negli occhi. Era destino che Alberto Prunetti, 40 anni, scrittore, traduttore e collaboratore di Repubblica Firenze, prima o poi raccontasse l’ esistenza proletaria erosa da una sostanza che di vite ne ha divorate troppe. Solo che il protagonista di Amianto, una vita operaia (edizioni Agenzia X) non è una persona qualunque, ma suo padre, Renato, un «piccolo uomo» che si muove sullo scenario di un grande dramma. Il romanzo ha fatto vincere a Prunetti il premio come “Scrittore toscano dell’ anno”, che gli è stato conferito ieri dal Consiglio regionale: «Ho cominciato questo libro in solitudine parlando di una tragedia familiare, le presentazioni in libreria mi hanno fatto capire che il problema è ancora molto sentito. Ora, questo premio sottolinea la rilevanza sociale di uno sviluppo sbagliato avvenuto negli anni ‘ 60 e ‘ 70, ma di cui solo oggi paghiamo le conseguenze». PRUNETTI, lei è stato definito “scrittore del dissenso”. «Preferisco riconoscermi in quella narrativa critica che vuole riaffermare la prospettiva sociale della scrittura e che mira non solo all’ intrattenimento, ma anche all’ investigazione nella cronaca. Trovare nei fondi degli archivi pubblicio personali frammenti di memoria che vanno in controtendenza con le forme narrative egemoni è un modo per “disseppelire le asce di guerra”, per dirla con Wu Ming.

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 di Alberto Prunetti

Sono passati undici mesi da quando “Amianto, storia operaia” usciva di tipografia, nel giorno stesso in cui un tornado si abbatteva sulle acciaierie di Taranto, uccideva un gruista che non doveva stare su quella gru e portava alla luce sacchi pieni di asbesto e cemento, materiale che secondo tanti esperti non si trova più nelle industrie italiane.  Di “Amianto” si è parlato tanto, per un anno.

 

Inutile dire che il libro è stato una sorpresa: per me, per l’editore, per i lettori. Per il passaparola che ha smosso, per le riletture incrociate tra le generazioni dei genitori e quelle dei figli, per le risposte entusiaste della critica, per le lacrime e le risa che ha suscitato, per i continui passaggi di mano delle copie, per l’incontro tra vecchi operai e giovani precari, che si è realizzato in tante presentazioni. Come non rimanere stupiti quando una piccola storia operaia, di quelle che non sembrano degne né di notizia né di lutto, trova migliaia di lettori che in quella vicenda sembrano riconoscersi? Per mesi ho ricevuto innumerevoli messaggi di persone che mi raccontavano le loro vite, le storie dei genitori, dei nonni. Storie di operai e di contadini, di migrazioni, di nocività e di mutilazioni. E poi storie di precari, di nuove generazioni costrette al nomadismo forzato all’estero. Un bisogno di biografia dal basso per raccontare quel nodo tra vissuto e crisi, tra sacrifici, sogni di emancipazione, boom economico fallito, frustrazioni e malattia. Messaggi di lettori che hanno incontrato il libro e che mi hanno scritto. Un passamano ripetuto tante volte. E poi tante presentazioni, incontri con operai, con studenti, con precari del lavoro intermittente, con i ragazzi delle scuole che lo hanno adottato. Ne ho contate di presentazioni una sessantina, sono sicuramente di più. C’è stato un momento in cui ho detto momentaneamente di no a qualcuno (quando ricevevo tre inviti al giorno), ma poi chi è tornato a farsi vivo sa che ho cercato di fare posto nella mia agenda, gonfia, appesantita. A oggi fino a dicembre è tutto pieno nel mio calendario.

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“Amianto, una storia operaia” continua a raccogliere recensioni. Ci sono dibattiti in corso sul libro, se ne parla nelle riviste, altre interviste e recensioni stanno per essere pubblicate. Di tutto questo si può trovare un indice di rimandi sulla pagina ufficiale del libro: http://www.agenziax.it/?pid=67&recensione=1&sid=30. Vorrei però lasciare spazio anche ai commenti dei lettori. In particolare a chi non appartiene al mondo della stampa e delle lettere. Mi hanno scritto operai, pensionati, insegnanti, disoccupati, precari, contadine. Non ho potuto rintracciare tutte le lettere arrivate o i messaggi, quindi ho fatto un estratto. A tutti comunque ho risposto e non me ne volete se nella selezione qualcosa è rimasto fuori, ho dovuto per esigenze di spazio fare dei “prelievi” qui e là. Sono riflessioni estranee alla retorica della recensione. Ne do un esempio: solo un operaio poteva scrivere che ho raccontato la mia storia “con la stessa dignità, impegno e dedizione” che mio padre “avrebbe messo in una delle sue saldature. Una di quelle che quando dopo ci fai scivolare le dita sopra, dici che è perfetta.”. Questa cosa mi ha toccato, perché il test delle saldature domestiche del protagonista di “Amianto” lo facevo proprio io. E proprio così: prima Renato passava di piatto il disco della mola sul grumo coagulato, e poi io – quand’era freddo – ci mettevo il dito sopra per vedere se era a posto. Un grazie a Gianluca che ha disseppellito questo mio ricordo quasi dimenticato. Nei prossimi giorni farò una seconda cernita di commenti, prelevandoli da un contesto differente, quello dei blog.

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