Ritorno in cantiere (ai lettori di “Amianto”)

14thOct. × ’13

 di Alberto Prunetti

Sono passati undici mesi da quando “Amianto, storia operaia” usciva di tipografia, nel giorno stesso in cui un tornado si abbatteva sulle acciaierie di Taranto, uccideva un gruista che non doveva stare su quella gru e portava alla luce sacchi pieni di asbesto e cemento, materiale che secondo tanti esperti non si trova più nelle industrie italiane.  Di “Amianto” si è parlato tanto, per un anno.

 

Inutile dire che il libro è stato una sorpresa: per me, per l’editore, per i lettori. Per il passaparola che ha smosso, per le riletture incrociate tra le generazioni dei genitori e quelle dei figli, per le risposte entusiaste della critica, per le lacrime e le risa che ha suscitato, per i continui passaggi di mano delle copie, per l’incontro tra vecchi operai e giovani precari, che si è realizzato in tante presentazioni. Come non rimanere stupiti quando una piccola storia operaia, di quelle che non sembrano degne né di notizia né di lutto, trova migliaia di lettori che in quella vicenda sembrano riconoscersi? Per mesi ho ricevuto innumerevoli messaggi di persone che mi raccontavano le loro vite, le storie dei genitori, dei nonni. Storie di operai e di contadini, di migrazioni, di nocività e di mutilazioni. E poi storie di precari, di nuove generazioni costrette al nomadismo forzato all’estero. Un bisogno di biografia dal basso per raccontare quel nodo tra vissuto e crisi, tra sacrifici, sogni di emancipazione, boom economico fallito, frustrazioni e malattia. Messaggi di lettori che hanno incontrato il libro e che mi hanno scritto. Un passamano ripetuto tante volte. E poi tante presentazioni, incontri con operai, con studenti, con precari del lavoro intermittente, con i ragazzi delle scuole che lo hanno adottato. Ne ho contate di presentazioni una sessantina, sono sicuramente di più. C’è stato un momento in cui ho detto momentaneamente di no a qualcuno (quando ricevevo tre inviti al giorno), ma poi chi è tornato a farsi vivo sa che ho cercato di fare posto nella mia agenda, gonfia, appesantita. A oggi fino a dicembre è tutto pieno nel mio calendario.

É passato quasi un anno e intanto sono andato a Monfalcone, a Casale Monferrato, a Rubiera e in decine di altre città e di paesini, a cominciare dai villaggi minerari delle Colline Metallifere. Ho seguito la traccia del cemento amianto, la sua scia di vittime, ho partecipato alle udienze dei principali processi, ho scritto reportage per i giornali. Ho visto altre storie simili alla mia, storie che fino a pochi mesi fa sembravano destinate a rimanere occultate come l’amianto nelle case degli italiani, storie che adesso venivano portate alla luce anche da quelle case editrici più importanti che mai avrebbero dedicato spazio al mio libro su un metalmeccanico morto di cancro. Incontrarsi significava guardarsi negli occhi, riconoscersi, condividere le nostre storie. Uniti non nel dolore ma nella gioia della lotta, della resistenza, della fierezze delle vite che ci siamo raccontati.

Adesso credo che per me sia arrivato, dopo un anno, il momento di ricominciare a scrivere una nuova storia. Rifletterò ancora su “Amianto” e forse integrerò alcuni episodi di quella vicenda per qualche articolo. Ma voglio occuparmi anche d’altro. Nel tempo libero dalla fatica di guadagnarmi il pane, per un anno ho fatto presentazioni e viaggi quasi senza sosta.. Ma il tempo per scrivere un nuovo libro, che in parte sta nel cassetto, in parte nella testa, nel cuore, in qualche archivio o in qualche paese da visitare, questo tempo per un anno non c’è stato.

 

Adesso devo cominciare a diluire le presentazioni e concentrarmi sulla scrittura di un nuovo progetto narrativo. Devo anche lasciare spazio alla lettura di quelle decine e decine di libri, di quelle migliaia di pagine che servono per documentarsi e scrivere un volume , che so, di appena 150 pagine. Dovrò anche cercarmi un editore che possa assicurare al libro la giusta visibilità. Proposte non mancano, ma non c’è niente di troppo preciso. C’è tempo. Sono lento a scrivere, faccio migliaia di battute al giorno come traduttore per dare parole alle idee di altri scrittori. Per me scrivo solo a sera.

 

Per questo d’ora in avanti diminuirò le presentazioni di “Amianto”. Non ne farò più di due, in casi eccezionali tre al mese. Anche perché non voglio che l’amianto mi ingabbi. Perché non è semplice parlare di sé, aprirsi sempre in pubblico. Con questo non voglio dire ai lettori di “Amianto” di non provare a invitarmi. Provate. Se potrò, se l’agenda avrà posto, sarò felice di continuare a tenere il culo sulla strada. Se rifiuterò, non pensate che lo faccio per snobismo. É solo perché ci sono lavori in corso  Da gennaio infatti ci saranno presentazioni, ma mirate, diluite, in modo che la mia testa rimanga libera dalle storie di “Amianto” e possa cominciare a dedicare spazio e vibrazioni a una nuova narrazione. Una storia a cui vorrei dedicare le mie energie nei prossimi mesi, cominciando a innalzare le impalcature di un nuovo progetto narrativo.

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