Su Finzioni Magazine un mio articolo su Arthur Cravan che ripropongo di seguito:
Pubblichiamo un articolo dello scrittore Alberto Prunetti, autore tra le altre cose di Potassa e Il fioraio di Perón, e uno dei due membri dell’Arthur Cravan Italian Heritage Committee. Geniale cercatore di storie sepolte, vero conoscitore di personaggi della letteratura e dell’arte assolutamente originali, Alberto ci regala un vero e proprio dagherrotipo narrativo, una storia che puzza di cloruro d’argento e che restituisce tutte le tonalità di personaggi, luoghi e tempi che vale la pena conoscere. Il primo fotogramma di una pellicola appena cominciata…
Un bruto, uno che non capisce le leggi. Per Vaneigem, il campione del mondo di nichilismo dada. Uno che ha dato corpo alla sfida di Arthur Rimbaud contro la civiltà. Ma che corpo, signori, che carcassa: 105 chili su due metri e cinque. Tutti di muscoli. Intestati a Arthur Cravan, pronipote di Oscar Wilde, sedicente campione dei pesi massimi in Canada e guastatore del dadaismo internazionale. Lo avvistano, agli inizi del Novecento, a Losanna, Parigi, Madrid e New York. Disertore professionista, durante la Grande Guerra cambia continuamente cittadinanza e identità per disertare di nuovo, e alla recidiva aggiunge il cambio di genere: riesce a passare una frontiera travestito da donna, anzi: da donnone. E lo vedono in mille altri posti. Conferenziere farneticante, invece di declamare versi si spoglia e offre dimostrazioni di pugilato. Poi spara con la sua rivoltella sopra la testa del pubblico e se ne va per fondare una rivista di critica brutale, Maintenant, che vende lui stesso su un carro da verduraio davanti agli altari delle avanguardie europee. Insulta letteralmente tutti i poeti dell’epoca e tra i prosatori copre di merda il povero Gide, che non ha il coraggio di dirgli assolutamente niente. E c’è da capirlo, poveretto.




