Traduttori ancora uno sforzo...

Tradurre è un'opera di artigianato. Richiede fatica, concentrazione, capacità cognitive, sperimentazione. E soprattutto esperienza. Il traduttore è l'eterno assente, l’invisibile della letteratura, uno che presta le proprie parole a un altro. Sarebbe tempo che i traduttori trovassero la propria visibilità, facendo della propria precarietà e del diritto a una vita degna di questo nome una questione extra-letteraria. Scendendo insomma al fianco di tutti quelli, dai baristi ai pizzaioli, dagli spazzini agli insegnanti, che non ne possono più di barattare la propria esistenza per un salario. E invece continuiamo ad attendere alle nostre “ribaltature” per un compenso risibile, un tanto a cartella per cedere il "diritto del nome" "sull'oggetto del proprio ingegno". .. Quanto a me, ecco alcuni titoli che ho tradotto. In alcuni casi li ho proposti io stesso agli editori. In altri, sono stato scelto per affinità, o per caso (e l'affinità si è creata dopo). Non sono tutti i titoli che ho tradotto. Sono solo quelli che più ho avuto interesse a tradurre: ho lasciato perdere sia le traduzioni tecniche (non vi interessa sapere come si scindono le proteine del fegato del merluzzo, vero?) che le traduzioni elaborate in situazioni di stress (tempi di consegna troppo brevi, impossibilità di dialogare con la redazione). Non sono troppo contento dei miei esordi: tradurre è scrivere sotto condizioni, e a me questo risulta difficile. D'istinto mi ribello, vorrei riscrivere. Ho imparato a scardinare un testo e rimontarlo, come farebbe un ebanista. Il mestiere si ruba cogli occhi e s’impara col cuore, dicevano i vecchi guardiani di vacche delle parti mie. Tradurre, è un po’ la stessa cosa.


La traduzione è un furto che ci arricchisce tutti

Nel 2005 in Argentina ho intervistato un portavoce di una organizzazione di Mapuche di Neuquen (Patagonia). L’intervista si è svolta in spagnolo, e io ne ho ricavato un articolo in italiano che è un testo derivato di quella conversazione (e ogni testo derivato, a mio parere, è una traduzione). Già nel corso della nostra chiacchierata il mio interlocutore aveva tradotto alcuni concetti dal mapudungun, la lingua dei Mapuche, allo spagnolo. Io poi ho tradotto e adattato l’intervista dallo spagnolo all’italiano. Pubblicata ne “Il Manifesto” del 30 luglio 2005, l’intervista è stata ripresa dalla rivista nordamericana “Green Anarchy”, in traduzione inglese, nel numero dell’autunno del 2005.

 (Continua)


Alcune traduzioni...

ZERZAN JOHN, Primitivo attuale, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2004.

ZERZAN JOHN, Apocalittici o liberati? Che cos’è il primitivismo, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2004.

MONTAIGNE MICHEL DE, I cannibali, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2005.

AAVV, L’arte della fuga, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2005 (traduzioni da J. London, B. Traven, D. Defoe e altri).

SINCLAIR JOHN, It’s All Good/Va tutto bene, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2006

AAVV, Mandela. Il ritratto di un uomo, Roma, Contrasto 2006

GRAEBER DAVID, Frammenti di antropologia anarchica, Milano, Eleuthera, 2006

MCCULLIN DON, Unreasonable Behaviour, New York, A.K. Knopf, 1992 [titolo italiano da definire, per la casa editrice Contrasto, Roma; in attesa di pubblicazione].

Nell'ambito delle controculture e della storia sommersa, sto lavorando su due progetti:

_un adattamento/traduzione dallo spagnolo di un'opera dello scrittore argentino OSVALDO BAYER per Elèuthera;

_una traduzione dall'inglese di un testo di John Sinclair (progetto ancora da concordare con Stampa Alternativa);