Un piccolo sì e un grande no

Un commento al mio post “perché scrivere?”: perché no? Replico con una frase del dadaista tedesco George Grosz. Con un piccolo sì e un grande no. Sulle ragioni del sì mi sono già espresso nel post. I “perché no” sono tanti… senza chiamare in causa Rimbaud, penso alla scrittura come a un sedimento quantitativo, il primo attributo del potere nelle civiltà storiche,  un deposito inchiostrato di forme morte che distrugge le culture orali (anche quelle contadine europee). Perché no?… A volte ho la sensazione che scrivere sia staccarsi delle unghie secche dal corpo.

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Perché scrivere?

Perché scrivere? Perché farsi leggere? Mi sono dato una risposta tempo fa: volevo scrivere per trovare complici nel desiderio di vivere la mia vita contro tutto ciò che la minaccia. Scrivere con la stessa leggerezza con cui si beve un bicchiere di vino: per piacere, per scaldarsi il cuore, per diventare molesto. Da allora ho scritto e continuo a scrivere, ho tradotto e traduco ancora, sbattendomi come un pazzo per trovare io stesso autori da tradurre, scrivendo dozzine di lettere a editori, facendomi intermediatore, vergando mail e lettere in inglese, spagnolo, francese, italiano. Ho rotto le palle a editori e autori più noti, e continuerò a farlo, perché la letteratura sommersa, radicale e antagonista, quella che piace a me, possa trovare nuovi lettori italiani. Ho fatto così con i miei scritti e con quegli scritti che in altre lingue mi hanno accelerato il battito cardiaco, mi hanno fatto sentire come se avessi il diavolo in corpo… ho iniziato a far circolare le mie passioni e la mia rabbia attraverso la scrittura, e spero che questa non ne diventi il circuito che la limita, trasformando la rabbia in arte o letteratura e depotenziandone la capacità esplosiva. Pretendo che scrivere e leggere sia un’urgenza vitale, un innesco di emotività e intelligenza non completamente confinabile in quegli oggetti rilegati, o più spesso incollati, che si vendono un tanto a chilo, ormai, nelle librerie. A volte è andata bene, altre volte no. Potassa è stato il mio messaggio nella bottiglia. Qualcuno l’ha raccolto. Continuo a infilare messaggi nelle bottiglie e a scagliarle. Alcuni di questi messaggi li ho scritti io. Altri li hanno scritti persone che stimo, che ho conosciuto magari solo attraverso quella ruminazione che faccio di un testo, quando leggo. La mia è una sorta di fissazione: viaggio, scopro libri, ho un sesto senso per sfondare le porte delle case di autori sconosciuti: anarchici, vecchi ribelli, neo-situazionisti erotomani e anticlericali. Se il loro libro mi piace, inizio a bussare alle porte degli editori, dei redattori, degli autori affermati (per fortuna ce ne sono alcuni disposti a sbattersi per far circolare testi che non hanno fortuna commerciale). Sono stato a lungo un pusher di libri, da quando mi spostavo da un centro sociale all'altro con le cassette piene di edizioni pirate dalle copertine sporche di vino. È quello che mi piace fare, mescolare vino e lettura, passione e scrittura. Tutto il resto è letteratura.


Scritti inediti

Ecco l’elenco ragionato degli scritti che tengo nel cassetto (per i testi pubblicati si può fare riferimento alla categoria scritti editi e alla bibliografia). Il termine "romanzo" nelle righe che seguono va inteso in maniera non convenzionale. Forse sarebbe più opportuno parlare di "oggetto-narrativo".  Comunque gli inediti sono questi:

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Traduttori ancora uno sforzo...

Tradurre è un'opera di artigianato. Richiede fatica, concentrazione, capacità cognitive, sperimentazione. E soprattutto esperienza. Il traduttore è l'eterno assente, l’invisibile della letteratura, uno che presta le proprie parole a un altro. Sarebbe tempo che i traduttori trovassero la propria visibilità, facendo della propria precarietà e del diritto a una vita degna di questo nome una questione extra-letteraria. Scendendo insomma al fianco di tutti quelli, dai baristi ai pizzaioli, dagli spazzini agli insegnanti, che non ne possono più di barattare la propria esistenza per un salario. E invece continuiamo ad attendere alle nostre “ribaltature” per un compenso risibile, un tanto a cartella per cedere il "diritto del nome" "sull'oggetto del proprio ingegno". .. Quanto a me, ecco alcuni titoli che ho tradotto. In alcuni casi li ho proposti io stesso agli editori. In altri, sono stato scelto per affinità, o per caso (e l'affinità si è creata dopo). Non sono tutti i titoli che ho tradotto. Sono solo quelli che più ho avuto interesse a tradurre: ho lasciato perdere sia le traduzioni tecniche (non vi interessa sapere come si scindono le proteine del fegato del merluzzo, vero?) che le traduzioni elaborate in situazioni di stress (tempi di consegna troppo brevi, impossibilità di dialogare con la redazione). Non sono troppo contento dei miei esordi: tradurre è scrivere sotto condizioni, e a me questo risulta difficile. D'istinto mi ribello, vorrei riscrivere. Ho imparato a scardinare un testo e rimontarlo, come farebbe un ebanista. Il mestiere si ruba cogli occhi e s’impara col cuore, dicevano i vecchi guardiani di vacche delle parti mie. Tradurre, è un po’ la stessa cosa.


La traduzione è un furto che ci arricchisce tutti

Nel 2005 in Argentina ho intervistato un portavoce di una organizzazione di Mapuche di Neuquen (Patagonia). L’intervista si è svolta in spagnolo, e io ne ho ricavato un articolo in italiano che è un testo derivato di quella conversazione (e ogni testo derivato, a mio parere, è una traduzione). Già nel corso della nostra chiacchierata il mio interlocutore aveva tradotto alcuni concetti dal mapudungun, la lingua dei Mapuche, allo spagnolo. Io poi ho tradotto e adattato l’intervista dallo spagnolo all’italiano. Pubblicata ne “Il Manifesto” del 30 luglio 2005, l’intervista è stata ripresa dalla rivista nordamericana “Green Anarchy”, in traduzione inglese, nel numero dell’autunno del 2005.

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Alcune traduzioni...

ZERZAN JOHN, Primitivo attuale, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2004.

ZERZAN JOHN, Apocalittici o liberati? Che cos’è il primitivismo, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2004.

MONTAIGNE MICHEL DE, I cannibali, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2005.

AAVV, L’arte della fuga, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2005 (traduzioni da J. London, B. Traven, D. Defoe e altri).

SINCLAIR JOHN, It’s All Good/Va tutto bene, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2006

AAVV, Mandela. Il ritratto di un uomo, Roma, Contrasto 2006

GRAEBER DAVID, Frammenti di antropologia anarchica, Milano, Eleuthera, 2006

MCCULLIN DON, Unreasonable Behaviour, New York, A.K. Knopf, 1992 [titolo italiano da definire, per la casa editrice Contrasto, Roma; in attesa di pubblicazione].

Nell'ambito delle controculture e della storia sommersa, sto lavorando su due progetti:

_un adattamento/traduzione dallo spagnolo di un'opera dello scrittore argentino OSVALDO BAYER per Elèuthera;

_una traduzione dall'inglese di un testo di John Sinclair (progetto ancora da concordare con Stampa Alternativa);


Libri

PRUNETTI ALBERTO, Potassa, Viterbo, Fondo Boccardi/Nuovi Equilibri, 2003 (ristampa Viterbo, Stampa Alternativa, 2004, collana Margini, pp.102).

PRUNETTI ALBERTO (a cura di), L’arte della fuga, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2004, pp.173.


Della propaganda in tempo di guerra

Su Carmilla Roberto e Gaspare De Caro stanno proponendo una puntuale analisi del militarismo del governo di sinistra. Da non perdere. Ecco un link (cercate da voi nel motore di ricerca di Carmilla le altre puntate):

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/01/002107.html#002107

 


Potassa. Storie di sovversivi, migranti, erranti sottratti alla polvere degli archivi

Alberto Prunetti, Potassa, Viterbo, Stampa Alternativa, 2004, pp.102, 7 euro

Ho lavorato su Potassa tra il 1999 e il 2001, tra i 26 e i 28 anni, in un periodo di disoccupazione. Non ho scritto le pagine di Potassa per pubblicarle, ma per farle leggere ai miei amici. Le ho messe su carta con una stampante scassata e le ho fatte girare, di mano in mano. Un giorno mi hanno telefonato per dirmi che qualcuno voleva farne un libro...

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puoi scrivermi a questo indirizzo:

aprune[AT]inventati.org (sostituendo [AT] con @


L'arte della fuga

 

AAVV, L'arte della fuga. Manuale per viaggiatori che non accettano istruzioni (a cura di Alberto Prunetti), Viterbo, Stampa Alternativa, 2005, pp. 176, 10 euro 

Un'antologia sul tema degli scrittori in fuga, con alcune pagine (inedite in italiano) di Cesare Battisti, pubblicata nella collana Eretica di Stampa Alternativa.  Esule a Parigi, militante dell'estrema sinistra, Battisti è spesso rappresentato dalla stampa italiana come un mostro. Leggete le sue pagine per distruggere questa falsa rappresentazione. Altri contributi: Jack London, Daniel Defoe, Raoul Vaneigem, Benjamin Péret, Alexander Trocchi, Bruno Traven.

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Potassa su Arivista

POTASSA è stato segnalato nel dossier "Leggere l'anarchismo" a cura di Massimo Ortalli, pubblicato su "Arivista anarchica" n° 311, ottobre 2005.

Una versione on-line del dossier è disponibile qui.


Potassa su Cikuta

POTASSA: Alberto Prunetti (Stampa Alternativa/Fondo Boccardi)

"Storie di sovversivi. migranti, erranti, sottratti alla polvere degli archivi."; questo il sottotitolo del libro edito da Stampa Alternativa che altro non è che la versione tipografica di un libello che già da tempo il grande Alberto faceva girare negli ambienti "male" della Maremma Toscana. Per noi Maremmani è un piacere (ri)scoprire le gesta epiche e disperate dei nostri illustri predecessori del pensiero libero, genti rudi, "ticcie" e soprattutto violente in un mondo, quello della Maremma anteguerra, che appare distante anni luce. E' uno specchio rivolto verso il basso quello che Alberto propone, spaccati di vita vissuta, aneddoti di scontri di paese, di assassinii,di lotte per la libertà.

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Potassa su L'altracittà

POTASSA su L'ALTRACITTA

Maremma ribelle - IL LIBRO

Maremma, primi anni del Novecento.Il fascismo comincia la sua opera di controllo del territorio in una terra da sempre abitata da lavoratori , schiavi e ribelli. Gente dura, abituata al lavoro ed alla fatica, ma non a prendere ordini e tantomeno alle divise. Il delitto di un fascista, un episodio minimo nella storia di ignoti briganti maremmani li costringe alla fuga. Chi nella Russia di Stalin cercando il sol dell’avvenire, chi in Francia, chi in Argentina.

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Potassa su Pagine Marxiste

POTASSA su PAGINE MARXISTE, agosto-ottobre 2005

STORIE DI SOVVERSIVI, MIGRANTI, ERRANTI, SOTTRATTI ALLA POLVERE DEGLI ARCHIVI Autore: Alberto Prunetti Editore: Stampa Alternativa, II edizione 2004 Pagine: 104 Prezzo: 7 € Quando incontravamo i compagni della prima ora, quelli “dal ‘21”, ci venivano raccontati episodi, trasmesse esperienze ed emozioni che non è facile descrivere; ci convincevamo di essere dei privilegiati, per avere avuto la fortuna di poterli conoscere ed ascoltare. La memoria correva a ritroso, sino ad arrivare al 1921, anno di fondazione del Partito. Lì, inevitabilmente, irrompeva un nome come un macigno: “Roccastrada”. In effetti , i fatti di Roccastrada, per le dimensioni e la gravità che assunsero, rappresentarono un episodio chiave dello scontro frontale tra comunisti e fascisti; dei fatti di Roccastrada si occuparono tutti i giornali del Partito, se ne discusse anche all’I.C. Gli episodi descritti nel libro di Prunetti si svolgono in un arco temporale che parte da 11 giorni prima dei fatti di Roccastrada, proseguendo sino agli anni ‘30, e sono ambientati in località che da Roccastrada distano meno di trenta kilometri.

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